SEMRush vs SEOZoom

SEMRush vs SEOZoom

Non è mai semplice scegliere una suite SEO, soprattutto quando in ballo ci sono tanti soldi, e il tuo budget non ti consente di acquistare un piano su tutte le migliori piattaforme.

Essendo SEMRush Italia e SEOZoom le due principali big del settore, è molto probabile che tu sia combattuto nel fare la tua scelta: quale delle due risulta essere migliore nell’analisi dei fattori di posizionamento su Google? E quale delle due va incontro alle tue specifiche esigenze?

Cominciamo dicendoti che con entrambe farai un investimento sicuro e mirato: nessuna delle due ti deluderà mai, considerato il fatto che parliamo di due suite estremamente professionali e in grado di comunicarti una mole di dati molto ampia e precisa.

Detto questo, oggi metteremo a confronto SEMRush con SEOZoom: come valutano entrambe i fattori di posizionamento su Google?

SEMRush VS SEOZoom: una premessa sui fattori di posizionamento

Per prima cosa serve chiarire cosa sono i fattori di posizionamento, e in che modo vengono monitorati dalle due suite SEO. Questi fattori rappresentano gli elementi che Google prende in considerazione quando deve decidere il ranking della pagina di un sito web, e dunque il suo posizionamento sulle SERP: in altre parole, le suite SEO non possono in alcun modo controllare questi fattori o agire su di essi, di contro possono analizzarli e confrontarli, dandoti dei consigli su come migliorare il tuo sito.

Inoltre, è bene che tu sappia che Google aggiorna continuamente i propri algoritmi: di conseguenza, i fattori di posizionamento cambiano o vengono considerati più o meno importanti in base alle diverse fasi storiche. Ecco perché ogni suite SEO che si rispetti dovrebbe aggiornarsi anch’essa, in base alle novità presentate da Google: si tratta comunque di stime, perché i fattori di posizionamento non sono ufficiali né confermati da Google, sebbene alcuni siano palesemente noti ai più.

Gli algoritmi usati dalle due suite SEO per analizzare i fattori di ranking

Google ha i suoi algoritmi di analisi dei fattori di ranking che, come ti abbiamo già spiegato, non sono di pubblico dominio. Di riflesso, SEMRush e SEOZoom utilizzano degli algoritmi di analisi alternativi, dunque non ufficiali, ma che nella teoria dovrebbero avvicinarsi molto a quelli usati dal noto motore di ricerca.

Nello specifico, SEMRush utilizza un algoritmo noto come “Random Forest”: al suddetto vengono poi accoppiate l’analisi delle keyword e delle prime 100 pagine della SERP, il volume di ricerca delle keyword, i link d’ingresso (backlink) e altri dati molto importanti ai fini del posizionamento.

Di fatto, SEOZoom funziona allo stesso modo, sebbene i dati alle volte possano differire rispetto alla prima suite SEO.

Quanto influisce la lunghezza del contenuto?

Fra i fattori di posizionamento da sempre al centro di tante discussioni, si trova la lunghezza di un contenuto testuale: quanto incide effettivamente sul potenziale ranking di una pagina? Pur non essendo note le metriche che Google valuta, il pensiero generale sull’argomento è il seguente: la lunghezza del testo conta quando dietro si trova un contenuto di qualità, dunque gradito dall’utente.

In tal caso, il gradimento del pubblico è un parametro matematico facilmente valutabile, grazie alla frequenza di rimbalzo (bounce rate), ovvero la permanenza del lettore sulla suddetta pagina. Adesso, la questione è la seguente: come valutano questo fattore di posizionamento le due suite delle quali ti stiamo parlando oggi?

Secondo SEMRush, la correlazione fra lunghezza di un articolo e posizionamento organico non è solo importante, ma fondamentale. Nello specifico, questa suite SEO si basa sulla seguente ipotesi: maggiore è la lunghezza di un testo, maggiore è la considerazione data da Google verso quel contenuto.

Si tratta di una ipotesi comunque basata su dati concreti: secondo la ricerca effettuata da SEMRush, è emerso che le pagine che ospitano una maggiore quantità di testo posseggono anche un volume di traffico superiore alle altre. Un’altra tendenza parallela, emersa sempre dai report di SEMRush, è questa: i contenuti con maggiore testo tendono a posizionarsi meglio per le keyword long tail.

Ciò vuol dire che gli utenti che ricercano parole chiave più lunghe e dunque più specifiche, preferiscono i contenuti approfonditi rispetto a quelli più sintetici. Anche SEOZoom ha condotto una ricerca simile, ottenendo risultati praticamente identici: è infatti emerso che i testi che si posizionano nella top three ospitano contenuti di circa 1.000 parole.

Naturalmente è bene specificare che un contenuto, oltre che lungo, dovrebbe giustificare questa mole di testo con la qualità delle informazioni esposte al suo interno.

Fattori di SEO on-page: come vengono valutati dalle due suite?

I fattori on-page contano, anche se relativamente: rispetto al passato, infatti, Google tiene in minor considerazione elementi come l’inserimento della parola chiave principale nel Title, così come nella meta-description.

Questo, comunque, non significa che i suddetti elementi siano da sottovalutare: se presenti, aggiungono sempre un plus di qualità alla pagina in fase di indicizzazione, sebbene l’impatto in fase di posizionamento sia presumibilmente minimo rispetto a quanto accadeva in passato, se non addirittura nullo. Adesso è il caso di vedere come questi aspetti vengono valutati e soppesati dalle due suite SEO in questione.

Partiamo da SEOZoom, e dalle ricerche condotte nel campo della correlazione fra keyword nel Title e posizionamento su Google: secondo i risultati ottenuti, ad una parola chiave con volume di traffico maggiore corrisponde, nella maggioranza dei casi, anche l’inserimento della suddetta parola nel Title.

Il discorso cambia se si considera il rapporto fra presenza della keyword nella meta-description e il posizionamento di quella pagina: in tal caso, SEMRush ha rilevato che solo meno della metà delle pagine con alto traffico includono la parola chiave nella meta-description. In sintesi, quest’ultimo fattore non ha influenze sul posizionamento.

La questione relativa alla keyword nel body (e dunque nel testo della pagina) è più facile da intuire: secondo SEMRush, il 75% dei contenuti posizionati su Google hanno scelto di focalizzarsi su una keyword specifica, più alcune keyword secondarie. Il che ovviamente significa che la presenza delle parole chiave ha un peso notevole.

Spostandoci su SEOZoom, ecco cosa è emerso dagli studi condotti da questa suite SEO italiana: per quanto concerne la correlazione fra parole chiave e Title, la metà delle prime dieci pagine in SERP su Google ha scelto di inserire la keyword in questo tag. Di contro, sono poche le pagine prime in classifica ad aver scelto di inserire solamente la keyword nel Title.

Se ci spostiamo sulla correlazione parola chiave-meta description, emerge che sono poche le pagine top ad averla inserita: più che altro, si preferisce inserire delle varianti della focus keyword. Infine, l’analisi delle keyword nel testo: secondo SEOZoom, pare che a contare sia soprattutto il volume.

Lo studio ha infatti rilevato una ripetizione della focus keyword dalle 3 alle 4 volte all’interno delle prime dieci pagine in SERP, insieme ad un altro fattore: le prime 10 pagine in classifica contengono il doppio delle ripetizioni della parola chiave principale, rispetto alle altre.

Fattori di SEO off-page: i backlink secondo SEMRush e SEOZoom

Chiaramente, nella lista dei fattori che dimostrano di avere un peso decisamente maggiore ai fini del posizionamento di una pagina, si trovano alcuni degli elementi appartenenti alla SEO off-page. Si parla in primo luogo dei backlink, ancora oggi determinanti per comunicare a Google la bontà e la qualità di un contenuto rispetto agli altri che competono con esso in SERP. Il motivo è piuttosto chiaro: tramite la presenza dei cosiddetti link d’ingresso, il famoso motore di ricerca è in grado di individuare i contenuti che, essendo stati meritori di link e dunque di citazione, risultano essere migliori.

È ovvio che questo aspetto viene nella maggioranza dei casi manipolato, attraverso l’acquisto di backlink o comunque una serie di pratiche atte a forzare le metriche di Google in tal senso. Anche questa volta, però, ciò che interessa a noi è valutare in che modo SEMRush e SEOZoom pesano il numero dei link in entrata.

Secondo SEMRush e la sua ricerca, il primo fattore che emerge è il seguente, ed è anche il più scontato: più backlink puntano ad una pagina, più quella pagina ottiene un posizionamento organico migliore. Inoltre, affiorano anche altre considerazioni importanti: intanto i domini che si sono posizionati per un maggior volume di parole chiave, contano su un numero di link in ingresso di tre volte superiore a tutti gli altri messi insieme.

Poi, è statisticamente provato dai dati SEMRush che la popolarità della keyword di una pagina determina anche il numero di backlink: meno è popolare, meno link puntano alla suddetta. Infine, SEMRush ha evidenziato un altro dato molto interessante: se un sito si posiziona su Google per poche parole chiave, i backlink assumono un peso inferiore.

Nel caso di SEOZoom la ricerca è stata meno approfondita, ma ugualmente performante: anche qui, infatti, i risultati ottenuti ricalcano bene o male quelli ottenuti da SEMRush. Nello specifico, i backlink sono decisamente più numerosi se si studiano le pagine posizionate meglio sulla SERP, e con un alto volume di parole chiave.

Backlink e anchor text: quanto pesa la presenza della keyword?

SEMRush e SEOZoom hanno dedicato uno spazio anche all’analisi della presenza della keyword all’interno dell’anchor text di un backlink: lo scopo è stato capire se poteva trattarsi o meno di un fattore di posizionamento importante.

I risultati hanno dimostrato che non è così, per via di due considerazioni: in primo luogo, secondo SEMRush, non è affatto comune la presenza della parola chiave all’interno del testo di ancoraggio di un backlink. Inoltre, dati alla mano, questo è probabilmente uno dei fattori di posizionamento che incide meno di tutti.

È invece leggermente più frequente l’uso di keyword alternative, secondarie o a coda lunga, sebbene il loro peso rimanga quasi nullo in termini di posizionamento.

Cosa ne pensa SEOZoom, invece? Qui i dati sono diversi rispetto ai risultati di SEMRush: nello specifico, è stato rilevato che quasi tutti i siti nelle prime posizioni usano la parola chiave come ancoraggio specifico per il backlink ricevuto, e che la costruzione dei testi di ancoraggio risulta essere particolarmente curata.

Uno spazio della ricerca di SEOZoom ha anche evidenziato l’uso dei link interni nei siti al top del posizionamento: quasi sempre si tratta di link che puntano all’approfondimento di un aspetto del contenuto.

Protocollo HTTPS: è o non è un fattore di posizionamento?

Il protocollo HTTPS viene visto da Google come un importante fattore di posizionamento, oppure non è così? Si tratta di un interrogativo emerso di recente e che, anche se privo di ufficialità, ha già stravolto le SERP più e più volte.

Ecco la sintesi della questione: Google considera la presenza del protocollo HTTPS (e di riflesso del certificato SSL) un importante fattore di posizionamento. Il motivo è duplice: un sito di tal fatta assicura all’utente un ottimo grado di protezione dei dati personali, garantendo anche l’affidabilità dell’azienda proprietaria del sito.

Ad oggi questa è una caratteristica praticamente obbligatoria per piattaforme come gli e-commerce e i casinò online, ma che può influire pesantemente sul ranking di qualsiasi altro sito web. Cosa ne pensano SEMRush e SEOZoom?

Partiamo da SEMRush: stando agli studi condotti da questa suite SEO, negli ultimi mesi è salito notevolmente il numero di domini con HTTPS presenti nelle posizioni organiche più alte. Inoltre, non sono state riscontrate variazioni in termini di volume: ciò vuol dire che l’HTTPS come fattore di posizionamento pesa a prescindere dagli intervalli del volume delle parole chiave.

Di contro, più il volume di keyword si fa maggiore, più l’HTTPS pesa in termini di ranking su Google. È anche emerso che, al momento, sono soprattutto i siti che si posizionano per una keyword secca ad aver optato per l’HTTPS: il che creerebbe uno spazio per quei domini che lavorano sulle long tail keyword, visto che in questo settore si registra una presenza ancora bassa di portali con HTTPS.

Secondo SEOZoom, invece, la situazione è in perfetta parità di percentuali: stando alla sua ricerca, solo il 54% dei domini classificatisi fra i primi tre possiedono al momento l’HTTPS. Una percentuale che scende al 51%, se si considerano i primi dieci domini in SERP. Questo alimenterebbe ancora qualche dubbio latente sul peso dell’HTTPS come fattore di posizionamento: essendosi comunque sbilanciata Google in prima persona, è sempre meglio seguire le sue linee guida.

Fattori di posizionamento secondo SEMRush e SEOZoom: conclusioni

Oggi abbiamo analizzato solo alcuni dei dati rilevati dalle indagini (molto più profonde) fatte da SEMRush e da SEOZoom: come hai avuto modo di vedere, in alcuni casi i risultati differiscono fra loro, sebbene i principali fattori di posizionamento siano stati confermati da parte di entrambe le suite SEO.

Occorre comunque concludere così come avevamo cominciato: i suddetti fattori non sono noti in quanto tenuti spesso segreti da Google, di contro conviene sempre allinearsi alle politiche di questa compagnia, quando esprime un parere su un possibile fattore di posizionamento.

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